Verbene per il giardino: Verbena bonariensis e Verbena rigida

Verbene per il giardino: Verbena bonariensis e Verbena rigida

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Giardini e ambiente

di Eraldo Antonini

Il genere Verbena appartiene alla famiglia delle Verbenaceae (a cui dà il nome) e conta circa 250 specie tra annuali e perenni. L’origine del nome è controversa, secondo alcuni autori deriverebbe dal latino “Herba veneris” a ragione delle proprietà afrodisiache attribuite a Verbena officinalis L., pianta spontanea euro-asiatica presente in tutte le regioni italiane.

Tra le verbene perenni ci soffermeremo su Verbena bonariensis L. e Verbena rigida Spreng. (sinonimo Verbena venosa Gillies. & Hook.) due specie interessanti per le caratteristiche ornamentali.

Verbena bonariensis

Si tratta di una pianta erbacea cespitosa, originaria dell’America del Sud. Ha una forma molto particolare, slanciata, con internodi lunghi, dando alla pianta un aspetto molto sottile ed elegante e può arrivare fino a 2 metri di altezza. I fusti non hanno una sezione circolare bensì quadrangolare, tipici del genere Verbena. Le foglie sono strette e allungate (oblungo-lanceolate), opposte decussate cioè le coppie di foglie opposte sono orientate di 90° le une con le altre. Le foglie, inoltre, hanno il margine dentato e la pagina inferiore tormentosa, sono rugose e amplessicauli (abbracciano il fusto sul quale sono inserite). All’ascella delle foglie si originano gli assi vegetativi che porteranno i fiori. Questi ultimi sono piccoli e raccolti in infiorescenze a cima. La fioritura avviene nel periodo estivo, a partire da giugno. I fiori sono apprezzati dagli insetti (api, vespe, bombi, ecc.) tra cui le farfalle.

Verbena rigida

Si tratta di una pianta erbacea cespitosa, originaria dell’Argentina e del Sud del Brasile. Presenta tuberi caulinari cioè fusti sotterranei ingrossati dotati di gemme ascellari che daranno origine a nuove piante. Col tempo, pertanto, come tutte le piante tuberose, Verbena rigida tenderà ad espandersi nel terreno rischiando di diventare invasiva. Occorrerà pertanto, o delimitarne l’espansione tramite barriere poste nel terreno quali lamierini o tavole di legno oppure effettuare periodici interventi di contenimento manuale (scerbatura un paio di volte all’anno) .

Il fusto è quadrangolare, le foglie sono sessili (prive di picciolo), rugose con internodi corti, la vegetazione, quindi, risulta compatta e la pianta può essere impiegata come tappezzante. I fiori sono piccoli, riuniti in infiorescenze a corimbo che fioriscono a partire dal mese di giugno. Raggiunge un’altezza di circa 40-50 cm. Durante l’inverno, nei climi rigidi, le foglie si seccano ma dalla base delle piante, in primavera, si originerà una nuova vegetazione.

Coltivazione

Con inverni miti è sempreverde mentre se le temperature si abbassano la vegetazione può seccarsi e può ripartire in primavera, dalla base o dalle parti di pianta rimaste sotto la coltre nevosa. A questo proposito per riparare i getti basali si può ricorrere a pacciamatura con composta di foglie. E’ una pianta, in fatto di terreno, rustica, cresce in peino sole, resiste abbastanza bene alla siccità, e non si segnalano, almeno sinora, particolari malattie fungine o agenti di danno. Si dissemina con estrema facilità tanto che l’anno successivo alla prima fioritura la si può veder crescere in altre parti del giardino. Volendo seminarla si possono raccogliere i semi quando il fiore è completamente essiccato. Si prendono i fiori e li si scuotono in un contenitore. I semi sono molto piccoli e vanno seminati quando le temperature stagionali sono abbastanza calde, indicativamente a maggio. Le piccole piante ottenute da seme, si possono cimare quando raggiungono 8-12 cm di altezza in modo tale da ottenere più fusti da una stessa pianta.