Orto Botanico di Trieste Credits fotografia

SuperAlberi: Civico Orto Botanico di Trieste

Pochi lo conoscono, pochi sanno che esiste. E’ il Civico Orto Botanico di Trieste, il più vecchio della Regione Friuli Venezia Giulia.
Nasce nel 1842  per sperimentare la possibilità d’attecchimento del Pino nero sul Carso, ma è  nel 1861 che  Muzio de’ Tommasini, già Podestà di Trieste e botanico di respiro internazionale lo trasforma in vero e proprio orto botanico  inserendo specie provenienti dal Triveneto, Austria, Slovenia e Dalmazia Nel  1903 L’Orto Botanico diventa Istituzione  Pubblica e viene annesso al Museo di Storia Naturale. Sotto la direzione di Carlo de’ Marchesetti raggiunge la massima espansione ed assume l’impostazione planimetrica attuale. Viene inoltre arricchito di una sezione di piante palustri, una di piante alpine ed una di specie per usi economici, medicinali ed industriali. Dopo alterne vicende, nel 1986 Il Civico Orto Botanico viene chiuso al pubblico per essere riaperto, in seguito a un lungo restauro, oltre 10 anni dopo. All’inizio di quest’anno siamo stati incaricati dal Comune di Trieste di effetture uno studio sullo stato di salute e sulla stabilità meccanica degli alberi presenti. Abbiamo quindi effettuato quello che tecnicamente si chiamo censimento fitopatologico strutturale di tutti gli esemplari arborei presenti. Questo studio  ha evidenziato la necessità di intervenire con urgenza su alcuni esemplari per poterli mantenere stabili ed in salute e così,  pochi giorni fa, il team al completo di Superalberi  ha terminato la prima trance di interventi di restauro del patrimonio arboreo del Civico Orto Botanico di Trieste.

orto botanico ts I parte

Dal censimento era emerso infatti che molti alberi avevano bisogno di interventi di potatura, di salvaguardia e di messa in sicurezza,  anche perchè i lavori di restauro infrastrutturale dell’orto avevano lesionato parecchi apparati radicali. Addirittura alcuni esemplari dovranno, in futuro, essere abbattuti perchè divenuti oramai pericolosi e non più recuperabili (in precedenza, alcuni alberi si erano interamente schiantati durante alcune giornate di bora, fortunatamente senza danni a persone!) In totale le piante arboree presenti sono circa un’ottantina e naturalmente il Pino nero, introdotto in questo sito proprio a scopo di studio a metà del 1800 la fa da padrone per presenza numerica. Molti di questi esemplari mostrano i segni del tempo, con diffusi seccumi e crescita stentata. Siamo intervenuti sugli esemplari più importanti e con maggiori problematiche meccaniche, eliminando tutti i rami secchi e quelli che avrebbero potuto rompersi creando danni a cose o  persone  Capite bene però che lavorare al oltre 20 metri per tagliare dei rami su degli alberi  in un orto botanico pieno di aiuole di fiori ed arbusti non è cosa semplice!

orto botanico ts II parte

 

Siamo naturalmente intevenuti in tree-climbing con funi, imbrachi e moschettoni e con tutta la perizia necessaria per far cadere i rami in maniera da non far danni alle piante sottostanti e a tutte le strutture presenti (sedie, panchine, luci, cartellini botanici e cartelloni esplicativi, tende  e padiglioni in ferro battuto , serre e edifici vari) pur spesso dovendo tagliare anche rami di grosse dimensioni e peso consistente. Anche il clima di certo non ci ha favorito, vento forte e pioggia ci hanno costretto a lavorare  in condizioni ancor più difficili. Ma… e di questo devo dar merito ai “miei ragazzi” … nessuno si è tirato indietro. Abbiamo tutti portato a termine il nostro lavoro nel migliore dei modi (anche se con un bel raffreddore!) e nel più completo rispetto delle esigenze delle piante e della Committenza.

orto botanico ts III parte

Ma non ci sono solo grandi pini neri dell’Orto Botanico di Trieste. Non mancano infatti esemplari piuttosto interessanti. Spicca infatti tra i pini austriaci (altro nome con il quale è conosciuto il pino nero), un vetusto leccio (forse piantato proprio nel 1842), alquanto inclinato e che sembra voglia sfondare col suo peso un alto muro di pietra. In realtà il muro di pietra è stato costruito durante l’ultimo restauro dell’Orto botanico, andando a sostituire un piccolo terrazzamento sostenuto da un muro a secco. Il fusto e l’appartato radicale sono stati così “sepolti” da quasi un metro di terra. Naturalmente il vecchio esemplare non l’ha presa bene e pur stentando a riprendere forza, cerca in tutti i modi di liberarsi dal “giogo” in cui è stato costretto, approfittando a volte anche dell’aiuto datogli dalla bora che facendo oscillare la sua chioma, trasferisce le vibrazioni lungo il fusto ed infine così anche al muro.

orto botanico ts IV parte

il grande leccio “prima”

orto botanico ts V parte

il grande leccio dopo l’intervento

Per cercare di tutelare i visitatori e salvare la pianta, abbiamo perciò deciso di alleggerire la chioma, selezionando i rami apicali e scaricandola dell’eccessivo peso del legno. Il lavoro si è protratto per quasi un’intera giornata sul solo esemplare di leccio ma, visti i risultati ne è valsa la pena. La chioma appare più morbida ed equilibrata ed offre sicuramente molta meno resistenza al vento, pur mantenendo, la pianta, tutta la sua architettura di base. I lavori dovrebbero poi proseguire con l’eliminazione del terreno in eccesso per riuscire a riportare ossigeno alle radici principali e con un adeguato intervento di modificazione fisico, chimica e microbiologica del terreno, così da facilitare la ripresa vegetativa dell’esemplare.

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