Cacyreus Marshalli: l’ammazza gerani

Cacyreus Marshalli: l’ammazza gerani

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Il Mio Giardino

Si chiama Cacyreus Marshalli ed è, apparentemente, un’innocua farfallina. Le sue larve vivono e crescono all’interno dei fusti e ne escono solo per mangiare quel che rimane della pianta, ma a quel punto il geranio è già condannato.

Ad aprile si ha l’abitudine di acquistare i gerani (si dovrebbero chiamare pelargoni) per decorare terrazzi e balconi. Ma negli ultimi anni questa pianta è stata colpita da un parassita prima sconosciuto, giunto probabilmente dall’Africa e velocemente ambientato nel nostro Paese.

Questo parassita porta a rapido deperimento e morte anche i pelargoni più belli e robusti lasciando al posto della cascata di fiori rossi e rosa uno spettacolo tristissimo. Non è stato facile individuarlo, ma ormai si sa quasi tutto di lui e del suo modo di aggredire la pianta e possiamo prevenirlo co i moderni insetticidi sistemici. Non dobbiamo però aspettare di vedere i primi sintomi: dobbiamo intervenire subito, quando mettiamo le piante nei vasi.

LA BOTANICA

Si chiama Cacyreus marshalli ed è una farfallina, con apertura alare di circa 2 cm e di colore bronzeo. L’abbiamo forse vista svolazzare intorno ai nostri gerani e l’abbiamo lasciata fare, insignificante com’è. Le larve, biancastre nelle prime fasi di sviluppo, ma di colore verde-giallo verso la maturità, attaccano esclusivamente piante di pelargone, scavando gallerie discendenti e svuotando completamente gli steli. Una volta fuoriuscite, grazie all’apertura di un piccolo foro circolare, si portano sui giovani germogli, sulle foglie e sui fiori di cui si nutrono sino a maturità. L’insetto, particolarmente attivo nei mesi estivi, causa la perdita dei fiori, lo svuotamento degli steli ed un rapido deperimento della pianta.

IL RIMEDIO

Il modo migliore per difendere i nostri gerani da questo parassita è distribuire nel terreno, al momento del rinvaso, un insetticida sistemico (esistono in pillole o liquidi da diluire con l’acqua delle annaffiature). Grazie a questi insetticidi la pianta diventa inappetibile dai parassiti. Al momento dell’acquisto controlliamo che il prodotto protegga dal Cacyreus Marshalli.

Coltiviamo il limone caviale

L’aspetto e la consistenza simile a quella del caviale, unitamente al sapore agrumato, rende la polpa di questo frutto ideale per la guarnizione di alcuni piatti o aperitivi a base di pesce.

Il suo nome botanico è Citrus australasica (o Microcitrus) e, come dice il nome, è originaria dell’Australia, dove viene normalmente chiamato Finger Lime per la forma dei suoi frutti (simili a piccole dita). In Italia lo conosciamo come limone caviale. È un agrume, ma la sua polpa appare divisa in piccole gocce semitrasparenti tanto da farla assomigliare al caviale. Da quando lo chef Cracco lo ha nominato, è partita la caccia a questa pianta, oggi disponibile anche in Italia preso numerosi vivai.

COME SI COLTIVA

È un agrume e come tale si può coltivare in piena terra nelle regioni del Centro-Sud e in vaso al Nord dove andrà riposto in serra durante i mesi più freddi. La pianta, dal portamento cespuglioso o ad alberello, ha un’altezza molto variabile, tra 2 e 7 metri e richiede le stesse cure delle altre piante del genere Citrus. Ha bisogno di un terreno ben drenato e fertile con un pH leggermente acido. Gradisce molta luce, ma non l’esposizione diretta al sole se non per qualche ora al giorno; l’irrigazione dovrà essere abbondante durante tutta la bella stagione, evitando rigorosamente i ristagni.

frutti dalla polpa MULTICOLORE

Il frutto è lungo non più di sette centimetri e spesso circa due. Al suo interno la polpa può essere di diversi colori, dal giallo al rosato, dal verde al rosso, dal piacevole gusto di agrume, una via di mezzo tra il limone e il pompelmoLa sua consistenza, simile a quella del caviale, lo rende ideale per la guarnizione di piatti a base di pesce e come tale è utilizzato ormai in tutta la cucina di alto livello.