Il giardino a basso consumo idrico. Prima parte

Il giardino a basso consumo idrico. Prima parte

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Giardini e ambiente

Di Eraldo Antonini

L’acqua in giardino rappresenta, sovente, un problema. Da un lato le piogge torrenziali e quelle continuative portano il terreno ad alti livelli idrici che possono tradursi in asfissia per le piante. È noto, infatti, che quando piove molto e il suolo si impregna di acqua, questa va ad occupare anche i pori solitamente occupati dall’aria. Il che, se avviene per un periodo prolungato, porta ad asfissia e a marciumi radicali. Per contro, anche la carenza di precipitazioni provoca problemi alle piante e al terreno. E’ chiaro che il concetto di “secco” è relativo: se andiamo nelle zone desertiche dove vivono le cosiddette piante xerofite l’acqua è veramente poca se rapportata alle condizioni di siccità presenti in Italia.

Tuttavia i nostri periodi di siccità estiva, legati ad alte temperature dell’aria, si manifestano mediante crepacciature nel terreno, riduzione delle fioriture, scarso vigore vegetativo delle piante che cercano di risparmiare acqua chiudendo gli stomi e contenere così l’evapo-traspirazione. Per mantenere in vita, o in forma, le piante del giardino si ricorre all’irrigazione, il che aumenta spesso il consumo delle già scarse riserve idriche, tant’è che alcuni sindaci, in un recente passato, hanno vietato l’uso di acqua per irrigare i giardini o, in altri casi, hanno consentito l’irrigazione solo nelle ore notturne.

Da alcuni anni la carenza di precipitazioni (le piogge di quest’anno rappresentano, forse, un’eccezione) ha comportato un’attenzione maggiore nei confronti dei giardini realizzati con criteri e scelte indirizzati verso un minor consumo di acqua. Il mondo anglosassone ha coniato il termine di “dry garden” che letteralmente vuol dire “giardino secco”. Si basa sull’impiego di piante che hanno bassi consumi idrici il che, tuttavia, non esclude in periodi particolarmente siccitosi, la necessità di ricorrere all’irrigazione. In sostanza, alle nostre latitudini, il concetto si traduce con minori richieste di apporti idrici esterni ovvero di minor consumo di acqua. Anche in un giardino dove non si ricorre necessariamente a piante a basso consumo idrico si possono attuare alcuni accorgimenti che servano a ridurre gli apporti di acqua. Ecco alcuni principi ispiratori che possono guidare alla realizzazione di giardini a minore consumo idrico.

Le piante

La scelta delle piante è uno dei punti di partenza. La scelta delle specie che richiedono poca acqua deve però, tenere conto anche delle temperature, in particolare di quelle invernali. Infatti solitamente le piante che richiedono poca acqua vivono, in natura, in luoghi caratterizzati da basse precipitazioni ma sovente anche da alte temperature. Per cui occorre orientare le scelte su piante che possano vivere in inverno nei luoghi in cui si situa il giardino, senza dovere ricorrere a riparale in serra durante la stagione fredda. Questo tipo di piante, quasi sempre, non amano i ristagni idrici per cui richiedono terreni sciolti.

Come disporre le piante

Un altro aspetto fondamentale per ridurre i consumi idrici in giardino è quello di raggruppare le piante che hanno le stesse necessità idriche e colturali in una zona del giardino stesso. In questo modo si prevede una sorta di zonizzazione delle piante in giardino, che consente di ottimizzare gli apporti idrici in caso di irrigazione artificiale.