I prati fioriti: fiori spontanei per il giardino – Prima parte

I prati fioriti: fiori spontanei per il giardino – Prima parte

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Giardini e ambiente

di Eraldo Antonini

I prati fioriti e la biodiversità

In un articolo precedente avevamo citato, come alternativa al prato ornamentale tradizionale, costituito da graminacee, in purezza o in miscuglio, l’impiego, in giardini e in aree pubbliche e private, dei prati fioriti, conosciuti nel mondo anglosassone con il termine di “wildflowers”. I prati fioriti sono prati polifiti, costituiti cioè da più specie di piante erbacee spontanee, annuali e perenni, caratterizzate da fioriture evidenti.

L’interesse per i prati fioriti, diffusi in altri paesi europei già da diversi anni, si è acceso, in questi ultimi anni, anche in Italia. Vi sono alcune amministrazioni comunali e università italiane, come quella di Pavia e di Pisa, che hanno avviato programmi di ricerca al fine di individuare le specie adatte e di mettere a punto tecniche di coltivazione e di gestione. Il prato, costituito da specie spontanee, contribuisce a preservare la biodiversità consentendo alle specie spontanee di sopravvivere e riprodursi, cioè di permanere nel tempo.

La scelta delle specie

Per la formazione di prati fioriti sarebbe meglio ricorrere all’approvvigionamento di semente prodotta da specie spontanee locali, cioè presenti nel territorio in cui si realizza il prato. Ciò è importante perché le specie locali sono le più adatte, per quanto riguarda gli aspetti bio-ecologici, alle condizioni ambientali del luogo stesso. L’impiego di semi di provenienza locale, quindi, da un lato aumenta la riuscita, in termini di durata nel tempo e di minori oneri manutentivi, del prato e dall’altro lato evita fenomeni di inquinamento genetico derivanti dall’impiego di sementi di provenienza estera.

Nella scelta delle specie i cui semi andranno a formare il miscuglio, quindi, occorre tenere conto delle caratteristiche ambientali del luogo in cui si realizzerà il prato: umidità del terreno, tessitura, esposizione. Inoltre si dovranno considerare anche presenza di sole perenni o di perenni e annuali, altezza delle specie impiegate, epoca di fioritura. Questi due ultimi aspetti sono legati all’effetto estetico che si vuole ottenere: prati di altezza media o alta, fioriture concentrate in tarda primavera, in estate o durante tutto questo arco di tempo.

L’impiego nel miscuglio di seme di specie annuali e perenni consente di ottenere un “pronto effetto” nella realizzazione del prato. Le piante annuali completano il loro ciclo vitale in un anno e perpetuano la specie mediante produzione di seme e autodisseminazione. Le specie perenni invece hanno un ciclo vitale che dura più di un anno, anch’esse sono caratterizzate da autodisseminazione. Il vantaggio di un miscuglio costituito da specie erbacee annuali e specie erbacee perenni deriva dal fatto che la pianta annuale garantisce un risultato estetico soddisfacente nel corso del primo anno dalla semina, mentre le erbacee perenni impiegano 2-3 anni per insediarsi e svilupparsi nel prato e quindi occorre maggior tempo per ottenere un effetto estetico “finito”. In questo modo nel primo anno dopo la semina l’effetto della fioritura sarà garantito dalle annuali mentre dal secondo anno in poi prevarranno le perenni che costituiranno la struttura definitiva del prato.

Non è sempre facile reperire seme di provenienza locale. In Italia, a quanto ci risulta, esiste un solo produttore di specie locali che è SemeNostrum, ditta sementiera che mette in coltivazione, in parcelle monospecifiche, le specie selvatiche di prato originariamente reperite nel loro habitat naturale, e con esse crea miscugli personalizzati utilizzabili nelle diverse zone comprese tra il Lazio e il nord Italia.