giganti d'Ampezzo Credits fotografia

I giganti di Ampezzo

Non potevo credere ai miei occhi… Giganti nelle foreste di Ampezzo. Mi ero sempre detto che “E’ impossibile che in Friuli Venezia Giulia” non ci siano alberi più alti di 45 metri. In Trentino arrivano a 52 (Avez del Prinzipe), nella vicina Slovenia ne ho misurati di 56 metri. E noi? Noi che siamo nel mezzo?. Ci sarà un abete, bianco o rosso che sia (come il vino che quando è buono non importa il colore) che oltrepassa almeno i 45 metri”. Ma non li avevo mai trovati.

Eravamo andati a caccia di abeti di risonanza con i colleghi della forestale della stazione di Ampezzo, e scendendo dal passo del Pura mi scappa l’occhio su un grande abete bianco con una doppia punta. “Ferma ferma” grido al guidatore. Scendo, ancor prima che l’auto si sia definitivamente fermata, col laser in mano. Dalla strada non si riesce a misurare. Scendo nel bosco. Niente. La misuro in due trance. Prima dalla base fino al terzo ramo, poi dal terzo ramo fino alla cima.

47 metri. Mi sembra impossibile. Riprovo da un’altra angolazione e con un diverso frazionamento. L’errore è di pochi decimetri. Un’altra misura ancora. Sono proprio 47 metri. Ho trovato il nuovo albero più alto del Friuli Venezia Giulia, penso tutto felice. Intanto i colleghi son scesi dall’auto e mi guardano sereni e divertiti. “Prova a misurare quell’abete rosso laggiù”. Mi giro, guardo nella direzione indicata. Un altro albero perfetto che si innalza verso il cielo. Come l’indice della mano destra puntato a indicare una stella allo zenith Quarantasei e cinquanta. “E quell’altro laggiù?” Quarantasei e trenta. “Quello dietro?”. Quarantasei e ottanta. Stupito continuo a misurare gli alberi che dritti puntano il cielo. “Secondo me sotto ce ne sono addirittura di più grandi”.

Guardo la mia collega come a dire ” Ma perché non me lo avete detto prima?”. “Andiamo, Andiamo subito a vederli”. Non sto più nella pelle. Forse ci siamo. Forse siamo nel bosco dei giganti friulani che ho sempre cercato. L’ansia mi assale. Siamo comunque già 4 metri oltre l’ultimo record di 43 metri misurato sempre ad Ampezzo un mese prima, nel bosco adiacente la strada forestale che porta verso casera Valuta. Sono tutto eccitato. “Eccoci” mi dicono all’unisono mentre fermano l’auto su un pianoro vicino al lago di Sauris, davanti al fusto di un vecchio abete bianco con un grosso foro di picchio e un carpoforo (fruttificazione di funghi agenti di carie) sul fusto. Scendo. Misuro subito il colosso, capendo che sono davanti ad un esemplare imponente. “Si è salvato dall’abbattimento solo perché il suo interno è cariato e il suo legno ormai non serve più” sento, come una nenia in sottofondo il commento di “Ira” uscire dall’auto. Sto già misurando il nuovo gigante, col fusto cariato e il tronco fessurato. Quarantotto metri e dieci centimetri. Misuro da altri lati. La misura al momento è confermata. Occorrerà la valutazione con la misura in pianta per la conferma definitiva, ma essendo un abete bianco e potendo agevolmente vedere base e apice, l’errore non dovrebbe essere molto significativo. Altri grandi abeti con misure oltre i 45 metri sono presenti nel piccolo bosco pianeggiante vicino al lago, ma altri sono stati abbattuti e se ne vedono i resti, le ceppaie morte sparse qual e là. “Forse erano anche più alti” penso dispiaciuto di non aver saputo prima di questa foresta. E per ora il vecchio abete bianco resta comunque il più alto.

Un bosco di giganti. Non molto lontani dal record italiano. Oltrepassato il muro dei 48 metri. Finalmente abbiamo alberi degni di nota, anche in altezza, nella mia terra. Come sospettavo da tempo. “Eppure secondo me ne troviamo ancora di più alti” Gli scappa detto alla mia collega, quando, finito il lavoro, sorseggiamo una birra  e addentiamo un tost. “Allora ritorno” penso mentre saluto il bosco dei giganti allontanandomi in sella alla mia moto, mentre il loro profumo di pece e di resina entra deciso nel mio casco nero.

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