Giardino a basso consumo idrico Credits fotografia

Giardino a basso consumo idrico – Seconda Parte

Il terreno

Anche il terreno gioca un ruolo importante nella riuscita di un giardino a basso consumo idrico. Nei terreni cosiddetti sciolti, in cui, cioè, la componente sabbiosa è abbastanza alta rispetto a quella argillosa, si ha il problema di un rapido allontanamento dell’acqua, sia piovana che d’irrigazione, verso gli strati più profondi. La sostanza organica tende a trattenere l’acqua e migliora quindi le capacità di ritenzione idrica di questo tipo di terreni. A loro volta i terreni argillosi, che invece tendono a trattenere molta acqua, beneficiano dell’apporto di sostanza organica perché questa migliora la loro struttura creando un buon rapporto tra micropori occupati dall’acqua e macropori occupati da aria, agevolando così, le condizioni di vita degli apparati radicali. Infatti, di sovente, le piante a basso consumo non amano i ristagni idrici perché le loro radici ne soffrono. Ecco quindi che quando si realizza un giardino con piante a basso consumo idrico è buona norma realizzare un’efficiente rete drenante per allontanare le acque eccedentarie nei periodi in cui si hanno intense piogge, spesso concentrate in un brevissimo lasso di tempo. Nel caso di terreni pianeggianti magari circondati da muri perimetrali, in cui risulta difficile far scolare le acque piovane si possono creare aiuole rialzate rispetto ai percorsi. Questi ultimi possono servire da sistema drenante se si realizzano scavando a 40-50 cm di profondità e riempiendoli di ghiaia o inerti. Il terreno delle aiuole, se argilloso dovrebbe anche essere migliorato nella sua struttura mescolando sabbia pozzolanica, oppure aggiungendo ghiaia di piccolissima pezzatura, opportunamente miscelato o anche vulcanite sminuzzata e mescolata al terreno mediante fresatura. Si otterrà così un franco di coltivazione adeguato, soprattutto per le piante erbacee perenni e quelle arbustive, cioè uno strato di terreno occupato dalle radici sgombro da ristagni idrici prolungati.

Per ridurre l’evaporazione

Per ridurre l’evaporazione di acqua dal terreno è utile ricorrere alla pacciamatura. Molto utilizzata, in questi ultimi anni, è la corteccia di conifere. Tuttavia questa tende ad acidificare il terreno per cui occorre usarla con parsimonia per le piante che prosperano nei terreni alcalini (a pH alto). Un altro prodotto pacciamante è la composta, ottenuta dalla degradazione dei rifiuti organici quali residui di potatura, erba sfalciata, scarti di cucina. La composta offre anche il vantaggio di apportare sostanza organica al terreno. Si può utilizzare anche la vulcanite, materiale di origine vulcanica, che assolve anche a soluzioni estetiche in quanto può esser di colore rosso scuro o marrone. In alcuni giardini inglesi, come nel “gravel garden” di Beth Chatto’s Gardens si usa, come materiale pacciamante, la ghiaia di piccola pezzatura che da anche un risultato estetico oltre che di controllo dell’umidità del terreno. La pacciamatura ha anche il vantaggio di meglio controllare la vegetazione infestante. Per aumentare sia l’effetto di riduzione dell’evaporazione di acqua dal terreno che, soprattutto per aumentare il controllo delle infestanti, sotto la corteccia o i vari materiali inerti si possono stendere teli permeabili o tessuto non tessuto. Questi però si utilizzano per alberi e arbusti ma non per le piante erbacee perenni che, invece hanno bisogno di terreno libero per svilupparsi e poter emettere nuovi getti dalla base.

Zone ventose

Il vento provoca un aumento delle perdite di acqua della pianta a causa dell’evapotraspirazione. Per attenuare questo effetto si possono prevedere, nelle zone ventose, dei ripari costituiti da protezioni quali pareti in legno o in salici intrecciati. Questi ripari, però, non devono essere continui ma presentare spazi in modo che il vento possa attraversarli; questo consente una notevole riduzione della velocità del vento, in caso contrario, cioè con ripari continui, si otterrebbe un effetto di turbolenza che non risolve la questione se non per uno spazio molto ridotto (quello immediatamente a ridosso della protezione).

Prato

Il prato è sicuramente quello che richiede maggiori apporti giornalieri di acqua nel caso non vi siano piogge o queste siano carenti. Per ottenere un giardino a basso consumo idrico occorre limitare il più possibile le zone a prato. Alternativa è quello di utilizzare, per la realizzazione del prato, delle specie macroterme che però hanno lo svantaggio di ingiallire durante l’inverno in quanto non sopportano le basse temperature (al di sotto dello zero); tuttavia in primavera queste piante torneranno a vegetare. Tra le macroterme si ricorda la gramigna; questa a causa del sistema di propagazione può diventare un problema manutentivo perchè i suoi fusti sotterranei possono invadere zone limitrofe al prato destinate ad ospitare piante erbacee e arbustive. In alternativa si può sostituire il prato, aumentando lo spazio piantato e utilizzando, per le zone calpestabili, pavimentazioni in legno o in ghiaia di piccola pezzatura o in corteccia di conifere, o autobloccanti o materiali lapidei, materiali che, tra l’altro, oltre a non necessitare di acqua, non necessitano nemmeno di essere sfalciati.

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