Curare il prato in primavera

In questi mesi il manto erboso appare magari comunque piacevole, perché il clima fresco e umido consente in ogni caso un certo vigore alle graminacee; ma un tappeto erboso trascurato nelle fasi del risveglio e dello sviluppo sarà più sensibile ai danni provocati dal caldo estivo e dalle avversità come parassiti o malattie. Conviene dunque dedicare un po’ di tempo alla manutenzione, scegliendo le soluzioni che meglio consentono di prevenire i problemi e di ottenere un aspetto e una qualità dell’erba in linea con le aspettative di utilizzo.

Parola chiave: programmare

Un fattore da evitare è quello della casualità: gli interventi di cura, se compiuti con regolarità, diventano meno faticosi e provocano minore stress al manto erboso. L’ideale è redarre un programma con un’agenda da rispettare, cambiandolo il meno possibile. I lavori iniziano ai primi tepori: in marzo al Nord, a metà febbraio nei climi più caldi e costieri. Pulizia, rullatura, interventi periodici come arieggiatura o carotatura sono da prevedere per i prati più pregiati; i tappeti erbosi rustici e in buona salute possono richiedere solo la pulizia con una paziente rastrellatura per liberare il terreno intorno ai fili d’erba e favorire la respirazione. Per tutti i tipi di prati occorre invece prevedere la concimazione: meglio impiegare un prodotto a lenta cessione, perché i preparati a pronto effetto provocano la rapida formazione di nuovi germogli che possono essere danneggiati facilmente dalle prevedibili brinate mattutine di marzo. A marzo al Nord è ancora troppo presto per fare trattamenti contro le infestanti, da prevedere invece al Sud, utilizzando i prodotti per le specie a foglia larga, molto tenaci: agendo adesso, le radici di queste nemiche del prato non riusciranno ad espandersi in profondità. Sia al Nord che al Sud, invece, è tempo di combattere il muschio.

Un altro aspetto da non trascurare nelle fasi di risveglio è quello dell’irrigazione, a cui si bada poco a inizio primavera, in quanto la sensazione che abbiamo, passeggiando in giardino, è sempre quella di una buona umidità. In realtà occorre sapere com’è stata la seconda parte dell’inverno: se il clima si è mantenuto asciutto e in marzo il sole si presenta già caldo, magari combinato al vento, è probabile che i primi strati del terreno si asciughino rapidamente. Irrigare eccessivamente tra marzo e aprile è senz’altro sbagliato, ma l’aridità primaverile è molto dannosa: paradossalmente è più dannosa di quella estiva, quando le pianticelle d’erba entrano in una fase di stasi, con minori consumi energetici.

E se il prato è da rifare?

Non c’è periodo migliore per effettuare interventi importanti come la rigenerazione o la semina di un prato nuovo. Nel primo caso si tratta in sostanza di un ringiovanimento della superficie, con l’apporto di sementi particolari che le aziende produttrici preparano con miscugli di specie diverse dotate di requisiti speciali: pronta radicazione, capacità di adattamento, sviluppo rapido. La gestione della rigenerazione va fatta con una trasemina preceduta da approfondita pulizia e da una buona concimazione e irrigazione. Questa soluzione è adatta se circa il 30% del prato si presenta impoverito. Se invece il manto verde è più danneggiato, meglio rifarlo completamente, da seme o da zolle e rotoli. La semina va fatta su un substrato ben diserbato, arricchito e preparato, con un miscuglio di sementi adatto all’uso e al clima e con un attento programma di cure: un prato che attecchisce bene nel primo anno sarà, quasi certamente, un prato longevo e soddisfacente.

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