Come coltivare lo zafferano

Come coltivare lo zafferano

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Orto da Coltivare

Lo zafferano è una coltivazione tipica dell’Iran, del Marocco e dell’Afghanistan, ma anche di molte zone d’Italia, come la Sardegna e l’Abruzzo. Questa preziosissima spezia infatti si può facilmente coltivare anche nelle nostre zone, con ottimi risultati in termini di qualità. La pianta di zafferano (crocus sativus) nasce da un bulbo e il prezioso raccolto sta all’interno del fiore che questo emette nei mesi autunnali, si tratta degli stimmi: tre sottilissimi fili rossi che sarebbero parte dell’apparato riproduttivo del fiore.
Se volete sperimentare la coltura dello zafferano nell’orto potete quindi farlo senza particolari difficoltà, anche se dovete tener conto che produrrete solo pochi grammi di stimmi. Lo zafferano infatti è tanto costoso proprio perché se ne ottiene pochissimo.

La coltivazione

Lo zafferano si coltiva piantando i bulbi: potete farlo nel mese di luglio, agosto o ad inizio settembre, infatti durante tutta l’estate la pianta è a riposo.
Il suolo deve essere ben lavorato e drenante, mediamente ricco di sostanza organica e abbastanza sciolto, meglio evitare invece terreni argillosi.
I bulbi si mettono per file distanti tra loro 20/30 cm, ogni bulbo deve stare ad almeno 5 cm di distanza lungo la fila. La profondità indicata è 12 cm, da aumentare dove l’inverno è molto freddo. Si può scegliere di fare aiuole rialzate per favorire il defluire dell’acqua.
Dopo aver piantato si attende che la pianta sbuchi dal terreno e apra le foglie, tra settembre e ottobre. A partire dal mese di ottobre si può assistere alla fioritura e quindi al raccolto.
Le operazioni di coltivazione consistono soprattutto nella pulizia dalle erbe infestanti, lavoro noioso e impegnativo. Non serve irrigare ed è sconsigliata la pacciamatura.
I principali nemici dello zafferano sono animali che possono mangiare i bulbi o le foglie della pianta: arvicole, cinghiali, lepri.
A livello di malattie teme in particolare il fusarium, che si verifica in condizioni di umido. Le piante malate si riconoscono per la forma anomala del getto, che sale storto e non rivela foglie, e vanno eliminate perché non contagino altre piantine vicine.

Il raccolto e l’essiccazione

La raccolta si compie appena spuntano i fiori, che vengono prelevati interamente. Meglio raccogliere il mattino presto, in modo da preservare al meglio gli stimmi. Dopo aver raccolto bisogna mondare i fiori, selezionando solo i filini rossi e scartando invece i petali e il polline.
Essiccare lo zafferano è un’operazione delicata, che si può fare però anche in forno domestico, sopra un foglio di semplice carta forno. Si imposta il forno alla sua minor temperatura e lo si lascia parzialmente aperto. I tempi di essiccazione sono molto variabili, per questo bisogna controllare molto spesso lo stato degli stimmi.
Lo zafferano secco si riconosce perché “fruscia” sulla carta, avendo perso l’umido al suo interno che lo rende molle.
Una volta terminata l’essiccazione si deve attendere almeno un mese prima di assaggiare lo zafferano.

La moltiplicazione dei bulbi

Al termine del suo ciclo colturale la pianta di zafferano muore, questo avviene in genere tra maggio e giugno. Ogni bulbo si moltiplica nel terreno,dando vita a nuove potenziali piante, un po’ come fa l’aglio. A questo punto si può scegliere se lasciare i bulbi nel terreno per un nuovo raccolto oppure se scavarli fuori e ripiantarli in un altro appezzamento. C’è chi coltiva lo zafferano con metodo annuale, togliendolo ogni volta, e chi lo lascia da due a 5 anni nel terreno, in metodo poliennale.