Cavolfiore, bello e buono

…anche se un po’ esigente.

Vediamo passo passo come prenderci cura

di questo ortaggio. Prima avvertenza:

la coltivazione inizia adesso per chi vive

al Centro e al Sud.

di FELICITA DELL’ORTO

I cavolfiori fanno parte della famiglia dei cavoli, cioè le brassicacee o crucifere. È uno dei grandi protagonisti dell’orto invernale: sia perché non teme il freddo, sia perché ha bisogno di spazio. La pianta ha un ciclo colturale biennale, ma i nuovi ibridi possono essere usati con ciclo annuale. Tra le crucifere più coltivate in Italia, è diffuso soprattutto nelle regioni centro-meridionali.

La sua origine è piuttosto incerta: il nome deriva dal latino “caulis” (fusto, cavolo) e “floris” (fiore). Le prime tracce si ritrovano in Toscana, come testimoniano alcuni quadri Medicei dei primi del Settecento dove è ritratto un cavolfiore proveniente dalla zona di Arezzo che viene offerto in dono a Cosimo III. I Paesi in cui è maggior- mente diffusa la sua coltivazione sono l’India, la Cina, la Francia, l’Italia e gli Stati Uniti. Le varietà coltivate nel nostro Paese sono rinomate anche all’estero.

VUOLE STARE AL FRESCO

Abbiamo detto che il cavolfiore non soffre il clima fred- do, anzi: per la formazione dell’infiorescenza il freddo è necessario. Al contrario il caldo porta la pianta in sofferenza. Per quanto riguarda il terreno, occorre un medio impasto, ricco di sostanza organica ed elementi nutritivi: in fase preparatoria l’ideale è concimare in profondità con humus o letame. Il terreno deve essere sempre abbastanza umido: il cavolfiore infatti teme decisamente la siccità, soprattutto quando la piantina è piccola.

OCCHIO A TEMPI E SPAZI

Scegliete una zona dell’orto in cui l’anno prima non siano stati coltivate altre crucifere. Ottimo far seguire la loro coltivazione a quella delle leguminose. La semina di solito avviene in estate, ci sono però diverse varietà e la semina può andare avanti da aprile a settembre a seconda del cultivar scelto. Conviene chiedere all’acquisto delle sementi o delle piantine la varietà adatta al periodo. Se partite dal seme, meglio partire in semenzaio e procedere 40 giorni dopo al trapianto. Il cavolfiore è una pianta grande: al momento della messa a terra, le piantine vanno poste a 50/60 cm di distanza l’una dall’altra.

LO SAI?

La parte edule del cavolfiore viene chiamata in vari modi: corimbo, pomo, cespo, capolino, fiore, pane, palla, testa, infiorescenza, falsa infiorescenza, gemma apicale ipertrofizzata o sferoide compatto. Il corimbo è il risultato della ripetuta ramificazione della porzione terminale dell’asse principale della pianta. Può assumere forme molto diverse.
La superficie superiore convessa del corimbo è formata da un elevatissimo numero di meristemi apicali. L’infiorescenza vera e propria è a racemo e proviene dall’allungamento dei peduncoli carnosi del corimbo. Tale peduncoli allungandosi si ramificano più volte.

TENETELO UMIDO

Il cavolfiore è una pianta da curare bene: bisogna tenere libero il terreno dalle infestanti con sarchiature frequenti, evitando che si formi una crosta superficiale di terra arida e dura. Può essere utile la pacciamatura, che aiuta anche a mantenere l’umidità.

Bagnate spesso, perché se il cavolfiore si sente privato di acqua apre il cespo e i fiori si allungano distanziandosi, rovinando il raccolto.

VA DIFESO E PROTETTO

Attenti ad afidi e mosca bianca, le cui larve mangiano completamente le giovani piante, trattate le piante con appositi prodotti. La consociazione con i pomodori o con le aromatiche (salvia, rosmarino, sedano) è molto utile per tener lontana la cavolaia, uno degli insetti più nocivi per questa coltura. Inoltre le crucifere sono sog-gette alla septoria, l’ernia del cavolo, alla peronospora e all’alternaria. I trattamenti a base di rame sono efficaci a contenere la malattia ma non curativi sulle piante col- pite. In ogni caso, come per tutte le coltivazioni, vale il principio di evitare ristagni d’acqua per non incorrere in problemi di funghi. Se una delle vostre piante si ammala, eliminatela insieme a tutto l’apparato radicale e non usatela per il compost.

 

I PASSAGGI IN SINTESI

• Terriccio: di medio impasto, ricco e ben drenato
• Trapianto: distanza di almeno 50 cm
• Cure: pacciamature
• Irrigazione: abbondante e regolare, nelle ore fresche del giorno

• Concimazione: mensile e abbonante
• Difesa: consociazioni utili, rimedi tradizionali (cenere, piretro, acqua saponata), insetticidi

 

FACILE LA RACCOLTA

Quando il cavolfiore è pronto, salta agli occhi: il corimbo, cioè la parte floreale, è pienamente sviluppato e ancora compatto. Non aspettate troppo però, va raccolto prima che inizi a separare i fiori, tenendo conto che siccità o gelate accelerano il separarsi del cespo. In cucina il cavolfiore si può mangiare in molte ricette, solitamente è una verdura che si consuma cotta, si può anche mettere sottolio o sottace- to. L’odore un po’ sgradevole che rilascia durante la cottura è dovuto allo zolfo che poi va evaporando. Il cavolfiore ha delle interessanti proprietà benefiche coneffetti antitumorali e positivi sull’intestino.

 

FRESCO, NON FREDDO!

Le basse temperature possono danneggiare
la pianta in coincidenza dei vari stadi in cui
si trova. Se la pianta ha formato 6-8 foglioline e viene sottoposta a temperatura bassa si possono ottenere piante “cieche”,

cioè senza infiorescenza.
Il gelo provoca la lessatura
dei grumi che formano la parte edule.

 

IL CONSIGLIO PRATICO
È fondamentale che l’irrigazione del cavolfiore sia regolare. La mancanza di acqua infatti compromette la formazione del corimbo, che non avrà consistenza e sapore giusti. La siccità invece porta immediatamente all’apertura delle foglie e del corimbo, rovinando irrimediabilmente la coltivazione.

 

 

 

Laboratorio Verde

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