Aria di novità. Prima parte (manutenzione del verde)

Aria di novità. Prima parte (manutenzione del verde)

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Acer - Il Verde Editoriale

A cura di Arianna Ravagli, redazione ACER

Ancora poco diffusa in Italia tra amministrazioni e privati, la conoscenza dei carburanti alchilati per la manutenzione del verde può rivoluzionare il settore. Apportando benefici per l’ambiente, la salute di operatori e fruitori e garantendo alle macchine prestazioni migliori nel tempo. Da imitare l’esempio dei comuni svizzeri che ne incentivano l’uso hobbistico e professionale.

Quale scenario si prospetta per il futuro delle nostre città? Secondo stime recenti (vedi su www.ilverdeeditoriale.com/ricerche_ R.aspx “Città grigie città verdi” di Francesco Ferrini) la popolazione mondiale urbana raggiungerà il 60% di quella totale (con il conseguente calo di quella rurale) entro il 2030. Un dato destinato a crescere sensibilmente, raggiungendo il 70% nel 2050. Quali strategie adottare per riuscire a vivere, gomito a gomito, in un mondo meno inquinato e consegnare un ambiente perlomeno accettabile ai nostri successori? Senz’altro, occorre partire dal presupposto che le città sono ecosistemi e come tali devono essere gestiti e protetti. Esse devono perciò fornire servizi ecosistemici legati, per citarne alcuni, all’energia e alla sua produzione e stoccaggio, ad acqua e aria e alla loro fornitura nonché purificazione, ai rifiuti e al loro smaltimento. Le strategie che le Green city possono adottare in tali ambiti riguardano l’utilizzo di energie rinnovabili e biocarburanti, la pianificazione del vento con corridoi verdi e barriere frangivento, la raccolta dell’acqua piovana, il recupero di fossati e rogge, il compostaggio e il riciclaggio dei rifiuti.

Strategie per un domani migliore

L’inquinamento dell’aria è un problema comune a molte aree produttive e urbane in tutto il nostro Pianeta. Senza considerare le megalopoli asiatiche, basti pensare che “le 20 città più grandi statunitensi immettono ogni anno più CO2 nell’atmosfera rispetto a quella che tutto il resto della superficie del continente americano è in grado di assorbire” (vedi su www.ilverdeeditoriale.com/ricerche_ R.aspx “Città grigie città verdi” di Francesco Ferrini). Le strategie per contenere l’inquinamento, e possibilmente ridurlo, si fondano sul ripensamento della progettazione urbana, della pianificazione dei trasporti con l’incremento della mobilità sostenibile, sulle bioarchitetture e sull’uso di fonti rinnovabili. Certamente, l’incremento del verde pubblico in tutte le sue forme, attraverso una progettazione attenta e una gestione oculata, insieme a una manutenzione efficace, può fornire uno strumento indispensabile per migliorare la qualità dell’aria, delle acque e del clima urbano.

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Verde ma non solo

Accanto a strategie volte ad accrescere il verde in città, occorrono scelte di manutenzione che siano attente all’ambiente. I benefici apportati da alberi, prati e siepi potrebbero venire vanificati dall’uso di specie non idonee al contesto (per esempio con insostenibili esigenze idriche), o dall’impiego di macchine per la manutenzione particolarmente inquinanti. Non è noto a tutti, per esempio, che i motori a scoppio a due o quattro tempi di tali apparecchi, in genere di vecchia tecnologia, inquinano molto di più delle moderne automobili. Un tosaerba alimentato a benzina può inquinare quanto 26 auto con marmitta catalitica, mentre nel caso di una motosega a due tempi tale rapporto sale a 100 (dati tratti da www.geratebenzin.ch). Peraltro, i motori di nuova generazione, conformi alla normativa EU II inquinano già di per sé molto meno. Per esempio, quelli a due tempi più innovativi inquinano “solamente” come tre automobili. Manutentori, ma anche fruitori del verde, si trovano così avvolti da esalazioni di monossido di carbonio e idrocarburi incombusti, come composti aromatici e benzene (cancerogeno in qualsiasi concentrazione), oltre al carburante incombusto emesso dal tubo di scappamento dei motori a due tempi e alla fuliggine prodotta in maggiore quantità da questi ultimi. L’esposizione a tale mix di inquinanti comporta: danni agli organi respiratori, al sistema nervoso e genetici, minor assorbimento di ossigeno nel sangue, sonnolenza e vertigini (che aumentano il rischio di infortuni). Un bel paradosso per chi lavora (o riposa) tra prati, alberi, siepi e bordure fiorite.