Albicocco: la forma di allevamento più diffusa è quella a vaso – Prima Parte

Albicocco: la forma di allevamento più diffusa è quella a vaso – Prima Parte

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Vita in Campagna
La forma di allevamento migliore per questo generoso albero da frutto è quella a vaso con tre branche, poiché consente di effettuare direttamente da terra buona parte delle operazioni di potatura secca, potatura verde, diradamento e raccolta. Inoltre garantisce una buona illuminazione della chioma, favorendo colore, consistenza, sanità e sapore dei frutti.

Allevare bene una pianta di albicocco fin dall’inizio significa ottenere in seguito un albero ben strutturato, con branche regolari e bene inserite. Per la realizzazione del vaso, subito dopo l’impianto (dal mese di novembre alla metà di dicembre) l’astone va tagliato all’altezza di 50-70 cm da terra, effettuando un taglio inclinato, la cui superficie va protetta con l’apposito mastice da potatura. Eventuali rami anticipati (vedi quanto illustrato sul n. 6/2011 a pag. 31) devono essere tagliati a due gemme (cioè speronati); quelli che si trovano nei primi 30 cm da terra vanno invece eliminati del tutto tagliandoli alla base. Nelle tavole delle pagine seguenti abbiamo schematizzato le principali operazioni per arrivare alla formazione del vaso in tre anni di allevamento. Di seguito descriviamo invece dettagliatamente tutte le operazioni necessarie nei diversi mesi nel corso dei tre anni.

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LA POTATURA DEL PRIMO ANNO

A fine aprile-maggio la pianta messa a dimora nell’autunno dell’anno precedente presenta germogli di circa 20 cm. Tra questi occorre sceglierne tre di uguale dimensione, bene distribuiti nello spazio per impostare la forma di allevamento. I tre germogli scelti devono essere distanziati di circa 5 cm lungo il fusto ed essere nati, possibilmente, dallo speroncino lasciato durante la potatura di impianto. In questo modo saranno meno soggetti, in futuro, a rotture.

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I germogli in soprannumero che si trovano in prossimità di quelli scelti vanno cimati e, per il momento, non eliminati perché svolgono funzione protettiva da eventuali colpi di vento o danni da passeracei. Tutti i germogli che si sono sviluppati nei primi 30 cm del fusto vanno invece eliminati alla base.

La situazione sopra descritta si verifica se le piante poste a dimora sono di un anno, ben mature, ben conservate dal vivaista e correttamente impiantate. In caso contrario si possono avere situazioni anche molto differenti, come per esempio:

un solo germoglio nato nella parte alta dell’astone. In questo caso si deve aspettare fino alla fine di maggio la formazione di eventuali germogli anticipati, scegliendo poi fra questi i tre che costituiranno la futura impalcatura e cimando gli altri, compreso il prolungamento;

due soli germogli, uno che cresce alla base e uno alla sommità dell’astone. In questo caso occorre eliminare il germoglio più alto e tagliare l’astone in corrispondenza di quello nato nella parte bassa. Quando questo avrà superato l’altezza dell’impalcatura (70-100 cm) verrà cimato scegliendo i rami anticipati che andranno a formare le tre future branche.

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In giugno si controlla che i germogli scelti per l’impalcatura crescano regolarmente e si cimano di nuovo, se avessero ricacciato, quelli cimati in precedenza.

In luglio, se una pianta si presenta con più di tre germogli, in quanto non è stata curata adeguatamente nei mesi precedenti, si può ancora tentare di dare la forma a vaso scegliendone tre di eguale pezzatura, mentre quelli in soprannumero in questo periodo vanno sottoposti a torsione (vedi foto in basso a pag. 27): si interviene impugnando il germoglio alla base, nel punto in cui è inserito sul fusto, e ruotandolo leggermente.

A fine agosto i tre germogli scelti potrebbero aver raggiunto la lunghezza di oltre 1 metro, con un diametro alla base di oltre 1 cm. In questo caso si può già procedere alla piegatura delle branche, posizionandole e orientandole nella giusta direzione utilizzando spaghi ancorati a un picchetto infisso nel terreno, avendo l’avvertenza di legare lo spago alla punta del picchetto interrato (questa parte marcisce solo dopo diversi anni, quindi l’ancoraggio è più duraturo e non deve essere rifatto ogni anno). Ricordiamo che la branca va piegata con un’inclinazione di 35-40° rispetto alla verticale. Se una delle branche scelte fosse più robusta delle altre, si deve sottoporla a una piegatura più accentuata, intervenendo con cimature sui germogli posti sul dorso della branca stessa. Ricordiamo che la piegatura deve essere effettuata quando le branche sono ancora in crescita, quando cioè il legno è morbido e si può curvarlo senza rischiare di spezzarlo. Durante le operazioni di legatura bisogna evitare di forzare troppo le branche robuste per non causare scosciature (rotture) che in questo periodo difficilmente formerebbero buoni calli di cicatrizzazione.

 

Schermata 2015-08-25 a 16.32.00

In settembre la potatura delle piante si completa con il taglio alla base di alcuni rametti robusti che erano stati cimati a fine aprile-maggio. Sulle branche scelte per formare il vaso si elimineranno i rametti che si trovano negli ultimi 30 centimetri. In settembre si può ancora proseguire nella piegatura delle branche.

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Giovanni Rigo