Abbiamo un solo Pianeta ma ne «consumiamo» quasi tre

Abbiamo un solo Pianeta ma ne «consumiamo» quasi tre

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Vita in Campagna

Nella Giornata Mondiale della Terra ricordiamo che, anche per l’Italia, il giorno dell’anno in cui le risorse naturali che, per mantenere l’equilibrio uomo-ambiente, dovrebbero essere consumate non prima del 31 dicembre, cade sempre prima sul calendario. Quest’anno si prevede per il 14 maggio

Il Global Footprint Network è un’organizzazione internazionale, fondata nel 2003, che collabora con 50 nazioni, 30 grandi città e 70 centri di ricerca per elaborare scenari scientifici sul consumo delle risorse del Pianeta. Calcola ogni anno l’Overshoot Day sulla base delle rilevazioni statistiche ufficiali, ambientali e socioeconomiche, dei diversi Paesi, e di una consultazione popolare mondiale, condotta tramite Internet, attraverso la quale raccoglie informazioni individuali sugli stili di vita, i consumi, la produzione di rifiuti.

L’analisi di questi dati porta a stabilire, a livello globale o di singoli Stati, la data annuale dell’Overshoot Day: quanto più è vicina al 31 dicembre dell’anno di riferimento, tanto più le risorse naturali sono in equilibrio con i consumi della comunità umana.

Se nel 1970 c’era sostanzialmente equilibrio fra risorse consumate e risorse disponibili in quanto la data era stima per il 29 dicembre, nel 2019 le risorse disponibili sono finite cinque mesi prima della fine dell’anno, il 29 luglio, contro ogni logica di ecosostenibilità.

Diverso è l’appuntamento con l’Overshoot Day per un Paese a economia avanzata come il nostro, per il quale, nel 2019, è caduto il 15 maggio e, per il 2020, è previsto per un giorno di anticipo: il 14 maggio.

Nel quadro complessivo degli inquinamenti ambientali, che rappresentano un indicatore importante nella definizione dell’Overshoot Day, il problema principale riguarda le crescenti emissioni artificiali nell’atmosfera dei gas a effetto serra, principali responsabili del riscaldamento del Pianeta e del conseguente mutamento climatico.

Agricoltura responsabile e vittima

Nel 2016 l’agricoltura italiana è stata responsabile del 7,1% delle emissioni nazionali di gas serra, cui deve aggiungersi un’ulteriore quota di circa l’1,5% per i connessi consumi di energia. Il 63% di queste emissioni proviene dall’attività zootecnica. L’assorbimento di anidride carbonica da parte di coltivazioni e prati vale una riduzione, sulle emissioni nazionali, dello 0,1%. Le emissioni di gas serra del settore agricolo rappresentano dunque l’8,6% del totale nazionale.

Va tuttavia anche considerato che in Italia, negli ultimi anni, è notevolmente cresciuta l’energia prodotta attraverso il trattamento dei residui delle coltivazioni e delle deiezioni animali: era di 143 milioni di kWh nel 2005, mentre nel 2016 è arrivata a 6.654 milioni di kWh.

In quanto attività che si svolge nella natura, l’agricoltura è anche vittima del mutamento climatico, che già da alcuni anni si manifesta con frequenti eventi meteorologici estremi: dalle alluvioni ai lunghi periodi di siccità, fino all’estendersi dei fenomeni di desertificazione.